skip to Main Content
Qualità Dell’acqua Di Irrigazione

Qualità dell’acqua di irrigazione

La buona qualità dell’acqua d’irrigazione, assieme alle altre componenti agronomiche (terreno, cultivar, ecc.), rappresenta una componente fondamentale per ottenere il massimo della resa dalle colture.
È importante perciò verificare le caratteristiche anomale per adottare accorgimenti e operare scelte che permettano di eliminare o ridurre i danni indotti dall’uso dell’acqua disponibile.

CARATTERISTICHE DELL’ACQUA D’IRRIGAZIONE:

pH
La reazione chimica dell’acqua, comunemente chiamata pH, varia generalmente da 7 a 8,4.
Un pH maggiore di 8,4 è indice della presenza di carbonati di magnesio e calcio, mentre se è inferiore a 8,4 saranno presenti i bicarbonati di calcio e magnesio. Una reazione minore di 7 denota invece la presenza di sostanze acide od organiche. È stato verificato che la condizione ottimale per l’assorbimento degli elementi nutritivi avviene con pH 5,5-6 per questo motivo si tende ad acidificare l’acqua utilizzata per la fertirrigazione e per i trattamenti fogliari.

Salinità

Quando il contenuto dei sali nella soluzione del terreno è molto elevato le piante devono spendere energia per assorbire l’acqua e quindi producono meno e vegetano poco, con gravi conseguenze dal punto di vista economico-produttivo.
L’apporto di sali mediante l’irrigazione causa un aumento della salinità del terreno. Anche il metodo di irrigazione influisce sulla nocività o meno di un’acqua molto salina. I danni possono essere maggiori nel caso dell’irrigazione per aspersione. Si possono infatti verificare assorbimenti di sali per via fogliare ed ustioni alle foglie per la concentrazione dei sali su queste, dopo l’evaporazione dell’acqua.
Tra gli accorgimenti che si possono adottare per ridurre l’effetto negativo della salinità si possono ricordare:

  • la scelta di colture più tolleranti
  • il ricorso ad irrigazioni frequenti (turni brevi) per mantenere un adeguato rifornimento idrico mediante la riduzione della pressione osmotica, che aumenta con la concentrazione dei sali
  • la somministrazione di volumi d’acqua tali da favorire il dilavamento dei sali in profondità, accompagnati eventualmente da altri interventi, quale un migliore controllo della profondità della falda freatica o lavorazioni che favoriscono la percolazione.
  • la scelta di opportuni metodi irrigui (aspersione sotto chioma, irrigazione a goccia). L’irrigazione a goccia consente di usare acque a salinità più elevata per la particolare distribuzione dei sali nella zona esterna del volume di terreno bagnato e per gli alti valori di potenziale idrico che consente di mantenere. Nei nostri climi sono però da temere pericolose ridistribuzioni di sali per effetto delle piogge.

La salinità viene espressa come conducibilità elettrica e misurata in mS/cm. A volte si esprime come contenuto in sali (mg/litro o ppm). Un’acqua d’irrigazione può essere dannosa se supera i 2,25 mS/cm, soprattutto se contiene sodio, cloro, elevate quantità di microelementi e se dovrà essere addizionata con fertirriganti.

Cloruri – Solfati – Carbonati – Bicarbonati
I cloruri vengono assorbiti molto facilmente dalle piante e possono essere quindi pericolosi se accumulati in grosse quantità.
Effetti fitotossici si hanno con livelli di concentrazione superiori a 140 ppm nel caso di irrigazioni sotto chioma; mentre nell’irrigazione sopra chioma possono verificarsi problemi di tossicità a valori di 100 ppm.
L’anione solforico (solfati) viene adsorbito ai colloidi e quindi è meno assorbito dalle radici rispetto ai cloruri, risultando in tal modo meno nocivo.
Danni di fitotossicità da solfati si possono però evidenziare quando i livelli di concentrazione nelle acque somministrate al terreno raggiungono i 2400 ppm; se l’acqua invece viene distribuita per aspersione questi non dovrebbero superare il limite di 95 ppm.
Acque con bicarbonati distribuite sopra chioma promuovono l’estrazione di calcio e magnesio dalle foglie, per opera del bicarbonato sedimentatosi sulle stesse.
Questo inconveniente può verificarsi quando il contenuto di bicarbonato è compreso tra 1,5 e 8,5 meq/Iitro, si verifica certamente quando il contenuto è a livelli superiori di 8,5 meq/litro.
Un altro effetto negativo dei bicarbonati è la possibilità di otturazione dei microirrigatori (ugelli) quando il livello supera i 3,5 meq/litro.
Acque con carbonati possono inoltre portare alla progressiva occlusione degli ugelli negli impianti di irrigazione a goccia, ma sono fenomeni riscontrabili raramente e in acque che superano valori di pH 8,4.

Calcio, Sodio, Magnesio – S.A.R. Modificato – SAR – E.S.P.
Nell’acqua d’irrigazione sono contenuti alcuni elementi come calcio, sodio, magnesio che se presenti in un certo rapporto fra loro possono influenzare la stabilità di struttura del terreno irrigato.
Infatti dall’equilibrio fra sodio, calcio, magnesio e carbonati, espresso come rapporto S.A.R. MODIFICATO (Rapporto di assorbimento del Sodio), dipende un maggiore o minore effetto negativo dell’acqua sulla stabilità della struttura del terreno. Si tratta di un parametro interessante per valutare la stabilità di struttura del terreno, dovuta all’effetto negativo del sodio legato alla salinità del terreno. Una struttura compattata provoca situazioni di asfissia per le radici e crosta superficiale, che crea ostacoli alla germinazione dei semi e allo svolgimento naturale della coltura. Dalle analisi si può calcolare anche il SA.R. (rapporto tra sodio calcio e magnesio).
Valori del S.A.R. MODIFICATO da 6 a 9 provocano problemi alle piante, mentre valori da 9 in poi possono provocare danni alla struttura del terreno.
Oltre alla formazione della crosta superficiale, si può presentare anche un problema di tossicità del sodio che viene però “tamponato” dal calcio e dal magnesio; una parte del sodio presente rimane libero di agire e può rovinare la struttura facendo precipitare le argille.
Non tutti i terreni reagiscono all’effetto del sodio apportato con l’acqua d’irrigazione. Infatti i limiti indicati sono i più restrittivi e si riferiscono ad argille montmorillonitiche, le più diffuse in Italia, mentre terreni formati da altri tipi di argille, per cosi dire più resistenti al sodio, possono sopportare acque con SA.R. MOD. molto più elevato. Un’altra informazione sulla eventuale pericolosità del sodio libero (scambiabile) ci è data dal rapporto percentuale chiamato E.S.P. (percentuale di sodio scambiabile). L’analisi dell’acqua d’irrigazione può darci una stima del sodio libero apportato al terreno e sulla sua influenza.
Per esempio livelli E.S.P. nell’acqua superiori a 7, sono indice di sicuri problemi in terreni a marcata tessitura argillosa.

Durezza
Il contenuto nell’acqua di sali di calcio e magnesio in soluzione rappresenta il grado di durezza totale. La durezza si esprime in gradi francesi 0F (0,01 g di carbonato di calcio per litro), unità di misura utilizzata in Italia.
L’acqua si considera dura quando supera i 35° F.
Questo parametro ci fornisce utili informazioni sulla possibilità dell’acqua di formare depositi calcarei nelle tubazioni e negli impianti di irrigazione a goccia.
In occasione delle fertirrigazioni il calcare contenuto nell’acqua può reagire con i sali contenuti nella soluzione e precipitare occludendo gli ugelli.

Ferro – Boro – Rame – Manganese – Zinco
Questi microelementi utili alle piante si trovano spesso in soluzione nell’acqua di irrigazione.
In alcuni casi, specie in piante da frutto, possono diventare tossici.
Un uso continuo e pluriennale (più di 20 anni) di un’acqua contenente i seguenti parametri di diversi microelementi risulta tossico per le colture. Questo però si verifica soltanto nel caso di terreni acidi.
Valori di ferro superiori a 5 ppm sono considerati massimi per le acque di irrigazione. Valori elevati possono a lungo andare procurare danni alle tubazioni formando precipitati per ossidazione e favorendo Io sviluppo di ferrobatteri.
Il boro, se supera valori di 3 ppm può essere fitotossico nella maggior parte dei casi, diventando un fattore limitante per le colture.
Anche il rame può diventare pericoloso se contenuto a livelli maggiori di 0,2 ppm. Il manganese e Io zinco sono importanti perla nutrizione delle piante, ma a volte possono raggiungere valori considerati eccessivi per l’acqua di irrigazione usata per anni. Il manganese è pericoloso a livelli di 0,2 ppm, mentre Io zinco lo è a livelli di 2 ppm.

Campionamento
Per il prelevamento del campione d’acqua utilizzare bottiglie in plastica o ancor meglio in vetro.
AI momento del prelievo risciacquare la bottiglia con l’acqua da analizzare almeno 3 volte. Riempire la bottiglia completamente e chiuderla.
Eseguendo il prelievo in canali, fiumi o pozzi, riempire la bottiglia con l’acqua superficiale.

Si ringrazia per la gentile concessione la CIFO S.p.a. Divisione Agricoltura .

Back To Top